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L’INNO ITALIANO

 

Il Canto degli italiani, noto ai più come Fratelli d’Italia, è divenuto l’inno ufficiale della Repubblica italiana solo dal dicembre 2017, con la legge 181.

Prima di allora, dal 12 ottobre 1946, era l’inno provvisorio. Lo aveva stabilito il II governo De Gasperi su proposta del ministro della Guerra, il repubblicano Cipriano Facchinetti.

La composizione fu scritta nell’autunno del 1847 dall’allora ventenne Goffredo Mameli e musicata qualche settimana dopo da Michele Novaro. Fu rappresentato in pubblico la prima volta il 4 dicembre 1847.

Il Canto ebbe un immediato successo popolare e si impose come simbolo dell’unificazione nazionale. Tanto che Casa Savoia dopo averlo osteggiato, perché ritenuto rivoluzionario (Mameli era stato un repubblicano giacobino che morì nel 1849 nella difesa della Repubblica romana), fu costretta ad ammetterlo nei programmi delle bande militari.

La consacrazione internazionale la diede Giuseppe Verdi. Chiamato a comporre l’Inno delle Nazioni per l’esposizione universale di Londra del 1862, citò la Marsigliese per la Francia, God save the queen per il Regno Unito e per l’Italia preferì il Canto degli italiani al posto della Marcia reale che era l’inno del Regno d’Italia.

La fortuna della composizione di Mameli si rinvigorì alla vigilia della Prima guerra mondiale quando gli interventisti ne fecero uno dei canti delle loro adunate. Durante il fascismo il Canto fu tollerato.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 il governo decise di cambiare l’inno nazionale. Alla Marcia reale subentrò “in via provvisoria” la Canzone del Piave.

L’avvento della Repubblica pose il problema dell’inno nazionale. Nell’imminenza delle celebrazioni della vittoria nella Grande guerra, il ministro Facchinetti fece approvare nel Consiglio dei ministri del 12 ottobre del 1946 un decreto in cui si stabiliva che per il giuramento delle forze armate del 4 novembre fosse adottato provvisoriamente come inno nazionale il Canto di Mameli.

Nelle settimane successive si aprì un ampio dibattito su quale fosse  l’inno più adeguato per il nuovo Stato. Il tono del dibattito e le inconciliabili valutazioni consigliarono i costituenti di decidere di non decidere. Così, nella Costituzione del 1948 fu indicata la bandiera, ma non l’inno nazionale, che restò quello di Mameli, ma con la caratteristica della provvisorietà, fino al 2017.