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RubricheAppunti di storia

Tramezzino, l’invenzione italiana

All’inizio furono i “paninetti”, stuzzichini di pane bianco in cassetta farciti e serviti per l’aperitivo. Li aveva inventati, a Torino nel 1925, Angela Demichelis, titolare, assieme al marito Onorato Nebiolo, del Bar Mulassano, nella centralissima piazza Castello.

L’Angelina, come la chiamavano i clienti, era vissuta a Detroit, dove aveva gestito con il marito bar e ristoranti. Tornati nella nativa Torino, i coniugi Nebiolo rilevano lo storico Bar Mulassano e, per distinguersi dall’accanita concorrenza, decisero di servire per l’aperitivo i primi toast in Italia. Infatti, avevano portato dagli Stati Uniti una macchina per tostare il pancarrè. L’idea ebbe un certo successo, ma l’Angelina pensò di utilizzare il morbido pane in cassetta anche senza tostarlo. Nacquero così i “paninetti” farciti, all’inizio, solo con  burro, pollo e foglia d’insalata.

L’ingresso del Bar Mulassano, nella centralissima piazza Castello di Torino, dove furono inventati i tramezzini

Nel 1926 capitò nel bar Gabriele D’Annunzio. Il Vate apprezzò i “paninetti” e li ribattezzò “tramezzini“, perché “si prende per intero e si taglia di tramezzo” o perché, “potevano essere mangiati tra un pasto e l’altro”. Comunque sia, ben presto i “tramezzini” si diffusero in tutta Italia. Alle ricette tradizionali (prosciutto e formaggio; tonno e maionese; brasato; pollo e lattuga: formaggio e funghi) se ne aggiunsero di regionali a base di carne, pesce e verdure. Dieci anni dopo la Cucina italiana codificò la ricetta del tramezzino. In base ad essa, qualunque sia il ripieno, il tramezzino, per essere tale, deve sottostare a tre regole valide a tutte le latitudini: il pane deve essere bianco, rigorosamente senza bordi e va mangiato a temperatura ambiente. Inoltre, il tramezzino non si deve conservare nella plastica, ma fra tovaglioli di stoffa umidi.

Oggi ne esistono oltre 50 tipi diversi. Dall’intramontabile Garibaldino (pomodori secchi, olive e capperi) a quello con l’aragosta, molto in voga negli anni Ottanta del secolo scorso; a un tramezzino con la bagna cauda e uno con il vitello tonnato. Da ricordare anche una ampia e diffusa tradizione veneziana. Nella città della laguna si fa risalire al XVI secolo la nascita del  “el tramesin”. Si trattava, però di uno street food imparentato, ma non identico a quello inventato a Torino

John Montagu (1718-1792), quarto conte di Sandwich

Prima del tramezzino c’è stato il sandwich: due piccole fette di pane morbido contenenti carne, formaggio o salumi.  Fu l’alimento preferito di un nobile vissuto in Inghilterra nel Settecento, John Montague, quarto conte di Sandwich, da cui prese il nome, che si faceva portare del pane imbottito direttamente al tavolo da gioco. La prima versione del sandwich fu con roast beef tra due fette di pane morbido imburrate e senza crosta. Ad essa se ne aggiunsero altre versioni con salumi e formaggi che si diffusero in tutta Europa, specialmente tra le classi più abbienti. Unico comun denominatore erano le fette pane morbido, di piccole dimensioni. Il sandwich può essere riscaldato o tostato, a differenza del tramezzini. Nell’Ottocento, sempre nel Regno Unito, la duchessa di Bedford, Anna Maria Stanhope decise di accompagnare il classico tè delle 5 con dei piccoli panini. Pane bianco tagliato a triangolo, con burro e cetrioli. La pratica nel 1850 si diffuse in tutta l’Inghilterra, con la comparsa anche dei primi salumi e formaggi, diventando il “tea sandwiches“.

Il clubhouse sandwich, abbreviato club sandwich, è la versione americana. Composto da pane tostato, pollo o tacchino, bacon, lattuga, pomodoro e maionese. Viene spesso tagliato in quarti o metà e tenuto insieme da appositi stecchini. Le versioni contemporanee del panino hanno due strati di companatico separati da un’ulteriore fetta di pane. Il club sandwich è stato inventato presso lo Union Club di New York. Il primo documento che menziona il sandwich è una ricetta pubblicata sul The Evening World il 18 novembre 1889, dove viene descritto un sandwich che avrebbe “due pezzi di pane Graham tostati, con uno strato di tacchino o pollo e prosciutto tra di loro.”