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IL MOLISE NON ESISTE. Il meme diventato identità

 

Si legge sulla Treccani a proposito del Molise:

Regione dell’Italia meridionale (4460 km2 con 300.516 ab. nel 2020, ripartiti in 136 Comuni; densità 67 ab./km2). Bagnato a NE dall’Adriatico, si estende tra questo e la dorsale appenninica, della quale comprende anche gli alti bacini del Volturno e del Tammaro, appartenenti al versante tirrenico. Il capoluogo di regione è Campobasso. Il Molise, per ampiezza al penultimo posto tra le regioni italiane, è delimitato dall’Abruzzo a Nord, dal Lazio a Ovest, dalla Campania a Sud e dalla Puglia a Est”.

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Più grande della Valle d’Aosta e per popolazione pari a un medio quartiere di Roma, il Molise è piccolo, ma esiste. Eppure, a partire dall’inizio del nuovo Millennio per gioco e provocazione si è diffuso il meme “Il Molise non esiste”. Una banale battuta da social si è trasformata in un caso sociologico e comunicativo rilevante. Tanto da trasformarsi in un punto di forza del marketing territoriale della piccola regione.

L’origine del tormentone risale ai primi anni 2000, quando sui social iniziò a circolare la battuta che il Molise fosse un’invenzione. Era la trasposizione in Italia della “cospirazione di Bielefeldnata nel 1994 in Germania. Su Usenet, il sistema di discussione tra computer allora in auge, montò una teoria del complotto satirica secondo cui la città di Bielefeld, in Renania Settentrionale-Vestfalia, con una popolazione di oltre 330mila abitanti, non esisteva. Veniva narrato che un’entità conosciuta come SIE (“loro” in tedesco, scritto sempre in stampatello) aveva creato una città fittizia e l’illusione della sua esistenza. In modo straordinario e inatteso la storia si diffuse come una valanga.
Nel giro di pochi mesi la SIE divenne nella rappresentazione della Rete come una emanazione della CIA e del Mossad a cui avevano collaborato anche gli alieni. Dalla Rete la storia si diffuse in radio, in televisione e sui giornali. Persino la cancelliera Merkel citò ironicamente il caso in un discorso ufficiale.

Negli Stati Uniti è toccato alla Stato del Wyoming la sorte dei cittadini di Bielefeld. Il Wyoming, uno Stato di oltre mezzo milione di abitanti, è divenuto sui social e poi per i comici televisivi lo “Stato che non c’è”.

Tornando al Molise, nel 2010 apparve per la prima volta sulla Nonciclopedia, una dotta pagina sulla “non-esistenza” della Regione, con la citazione di un fantomatico “dottor Gregory Donald Johnson” che affermava: “Ho studiato a lungo la geografia dell’Italia, e sono giunto alla conclusione che la regione Molise non esiste”.

Tra il 2013 e il 2014 l’hashtag #ilmolisenonesiste conquistò Facebook e Twitter, con il moltiplicarsi di contenuti creativi: meme con cartine dell’Italia che mostravano un buco nero al posto della regione, fotomontaggi che paragonavano il territorio molisano a luoghi immaginari come Narnia, e perfino false “prove scientifiche” dell’inesistenza della regione.

Su Facebook si moltiplicarono le pagine dedicate al fenomeno, la più celebre delle quali “Molisn’t Io non credo nell’esistenza del Molise”, che ha raggiunto migliaia di seguaci e ha generato una linea di merchandising. Il termine anglicizzato “Molisn’t” divenne un marchio registrato. Su YouTube, un video provocatorio intitolato “IL MOLISE NON ESISTE!!” pubblicato nel 2015 superò i 1,6 milioni di visualizzazioni.

Dalla rete il meme passò alla stampa.

Nel 2015, Il Fatto Quotidiano dedicò un’intera pagina alla vicenda. Nel 2017, il giornalista Enzo Luongo pubblicò il libro “Il Molise non esiste”, raccolta delle migliori battute sul tema che documentava come il meme fosse ormai entrato nel linguaggio comune. Tra le citazioni Enrico Brignano (“Vorrei spendere due parole a favore del Molise: non esiste”) e persino l’allora premier Matteo Renzi, che aveva ironizzato sulla regione definendola “Nota regione con un sacco di abitanti”. Nel 2019, la BBC realizzò una corrispondenza intitolata “The Italian region that ‘doesn’t exist’”, in cui Alex Sakalis interrogava i molisani sul perché agli italiani piacesse fingere che la loro regione non esistesse.

L’agenzia AGI pubblicò un approfondimento dal titolo significativo: “Il meme che sta facendo (ri)nascere il Molise”, analizzando come uno scherzo web stesse paradossalmente contribuendo alla riscoperta di un territorio dimenticato.

Le istituzioni regionali hanno colto l’opportunità comunicativa. Nel 2016, durante un incontro ufficiale con il premier Renzi, il governatore Paolo di Laura Frattura ribaltò la battuta dichiarandoIl Molise non esiste? No, il Molise resiste”, trasformando lo scherzo in slogan di orgoglio territoriale.

Da allora il tormentone ha generato effetti positivi sulla visibilità regionale. Il portale “Molisn’t” dedicato alla vendita di prodotti tipici con lo slogan “Regala prodotti unici della regione che non esiste”. Nel settore culturale sono nate canzoni, spettacoli teatrali e progetti artistici ispirati al meme.

Dal 2018, il Molise ha registrato un incremento di visitatori, coinciso con iniziative pubbliche per invogliare a venire a vivere in Molise, iniziative che hanno attirato l’attenzione internazionale. L’Università del Molise ha organizzato convegni accademici dove si è discusso del tema “Molise Exists”, analizzando l’impatto mediatico del fenomeno sulla percezione territoriale.