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FRANCHI TIRATORI

Parlamentari che coperti dal voto a scrutinio segreto non seguono le indicazioni del proprio partito.

La Stampa (11 maggio 1948) annuncia il ritiro di Carlo Sforza dalla corsa al Quirinale. È il primo caso di “franchi tiratori” nella storia della Repubblica italiana

 

 

L’espressione ha origine militare. Nella Francia della Rivoluzione per difendere il Paese invaso, furono organizzate truppe irregolari prive di divise che si confondevano con i civili. Si trattava di uomini non inquadrati in nessuna formazione ufficiale, quindi liberi, cioè “franchi”, da qui il termine franc-tireurs.  Le loro azioni rapide ed efficaci rappresentarono un serio problema per gli eserciti regolari.

I tedeschi li chiamarono “freischiitz”. Considerata l’efficacia dell’azione, i franc-tireur furono utilizzati anche nei conflitti successivi, in particolare in occasione della guerra franco-prussiana (1870 e il 1871). In quel periodo si definivano franchi tiratori i singoli combattenti (o i combattenti in piccoli gruppi) che, spesso nascosti in centri abitati, sparavano con i loro fucili contro soldati nemici.

Dalla Francia, la locuzione si diffuse in Italia: secondo la Treccani, “franco tiratore” è attestato nell’italiano scritto dal 1870, all’interno di cronache giornalistiche sulla guerra franco-prussiana».

Negli anni Cinquanta del Novecento l’espressione si spostò dal contesto bellico verso quello politico, indicando i parlamentari che, coperti dal voto segreto, votavano contro le decisioni del partito a cui appartenevano.