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LO STEMMA DELLA REPUBBLICA ITALIANA

L’emblema della Repubblica italiana è – come recita il blasone – “composto di una stella a cinque raggi di bianco, bordata di rosso, accollata agli assi di una ruota di acciaio dentata, tra rami di olivo e di quercia, legati da un nastro di rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale REPUBBLICA ITALIANA”.

A seguito del decreto legislativo 538 del 1948, è uno dei simboli dell’Italia.

Non essendo inserito in uno scudo, secondo le regole dell’araldica non può essere definito stemma, ma semplicemente “emblema”.

A disegnarlo fu Paolo Paschetto, un poliedrico artista di origine piemontese che viveva a Roma, autore tra l’altro di francobolli e banconote. Fu lui a vincere per due volte il concorso pubblico bandito dal II governo De Gasperi (1946) per “decidere il simbolo che avrebbe rappresentato l’Italia”.

Alla commissione presieduta da Ivanoe Bonomi giunsero 637 bozzetti da 341 candidati. Fu scelto quello di Paschetto, ma il disegno non ebbe un consenso unanime. Così fu indetto un secondo concorso a cui parteciparono 96 candidati, con 197 bozzetti (ora conservati nell’Archivio storico della Camera dei deputati). Ancora una volta vinse Paschetto, ma in quel caso all’unanimità.

L’Assemblea costituente approvò definitivamente l’emblema il 31 gennaio 1948, dopo una accesa discussione. La decisione fu recepita nel decreto legislativo 538, firmato dal Capo dello Stato provvisorio Enrico De Nicola, e pubblicato nella Gazzetta ufficiale 122 del 28 maggio 1948.

Paschetto ricevette per il suo lavoro 60 mila lire (all’incirca 2 mila euro di oggi).