Napoleone fu il primo ad elevare i Servizi segreti al rango di Arma. Infatti, i soldati e gli ufficiali che operavano nello spionaggio militare per l’Armata erano inquadrati come effettivi dell’esercito. Lo storico Andrew D. Rogers ricorda di cinque militari a cui il Generale all’inizio della Campagna d’Italia (1796) affidò il compito di oltrepassare le linee nemiche. Ad essi chiese di tornare con le risposte alle seguenti domande:
– quanti chilometri di strada potevano percorrere le truppe austriache in un’ora, con determinate divise e buffetterie, in condizioni normali di terreno; quanti sul terreno fangoso, campestre o collinoso;
– quali erano i difetti e i pregi dell’armamento leggero austriaco; quali erano gli impedimenti, causati dal loro equipaggiamento, che i soldati avversari trovavano nei loro movimenti;
– dove erano ubicati i campi di foraggio della cavalleria, come erano difesi, come vi si accedeva;
– quale era il tono morale e la volontà combattiva dei reparti austriaci, quali i reggimenti più sicuri e quali
meno;
– quale era la formazione dello Stato Maggiore avversario, quali le invidie e le gelosie tra gli ufficiali che lo componevano e quali le capacità dei più elevati in grado e le loro ambizioni.
Solo dopo aver ottenuto i rapporti dei cinque militari Napoleone scese in Italia. Mescolando la sua abilità con le informazioni ricevute riuscì a vincere.
Rogers chiosa che quei cinque uomini ne valsero centomila perché “si rivelarono i più pericolosi, i più efficienti, i veri artefici della vittoria”.
