È il momento più emozionante del conclave, secondo, forse, solo alla presentazione del nuovo pontefice dalla logga di san Pietro.
La fumata nera (che indica la non elezione) o la fumata bianca (per annunciare che c’è un nuovo papa) è il segnale usato per comunicare alla città di Roma e al mondo l’esito degli scrutini per l’elezione del nuovo pontefice.
È una tradizione recente. Nel 1878 in occasione dell’elezione di Leone XIII la curia decise di informare i curiosi che attendevano l’esito della votazione con il fumo delle schede bruciate. Se dal comignolo usciva il fumo, generato dalla combustione delle schede utilizzate, il papa NON era stato eletto. Viceversa, se non c’era il fumo, l’elezione era avvenuta.
Si andò avanti in questo modo fino al 1914, quando, nel conclave che elesse Benedetto XV, fu introdotto il sistema delle due fumate. Fino al 2005 l’organizzazione restò invariata, fu aggiunta solamente della paglia per rendere più bianca la fumata decisiva.
Nel conclave del 2005, che avrebbe portato all’elezione di Benedetto XVI, la necessità di rendere più efficace la comunicazione televisiva e più sicuro l’utilizzo della stufa (nel 1978 la cappella Sistina si era riempita di fumo durante il conclave dopo la morte di Paolo VI) portò a modificare l’organizzazione.
Le stufe divennero due, il condotto che porta al comignolo fu dotato di aspiratori per migliorare il tiraggio e si decise di utilizzare dei fumogeni colorati. Inoltre, per evitare ogni dubbio fu stabilito che in concomitanza con la fumata bianca le campane di San Pietro avrebbero suonato a distesa.
Nel 2005 fu abolita anche la fumata gialla, cioè la fumata di prova fatta subito dopo l’istallazione del comignolo.
