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LA BATTAGLIA DI PAVIA

La battaglia di Pavia è uno degli eventi più significativi nella storia d’Europa e rappresenta una svolta nella strategia militare. Il 24 febbraio 1525 l’esercito francese di Francesco I e quello imperiale di Carlo V ebbero, alle porte del capoluogo lombardo, uno scontro decisivo. Francesco I, con un’armata di circa 29.000 uomini, aveva posto sotto assedio Pavia con l’obiettivo di conquistare il Ducato di Milano. Carlo V con le sue truppe corse in soccorso della città assediata.

L’esercito imperiale, composto principalmente da lanzichenecchi (circa 18mila), ai fanti equipaggiati con archibugi e picche, prese rapidamente il sopravvento su quello francese in cui dominava la cavalleria pesante, una componente ritenuta fino ad allora imbattibile.

Le perdite francesi furono ingenti: tra i 7.000 e gli 8.000 uomini morirono e migliaia furono fatti prigionieri, tra cui lo stesso Francesco I. Nelle file imperiali si contarono solo 500 morti.

Francesco I fu costretto a firmare il Trattato di Madrid nel 1526, con cui rinunciò a Milano e a ogni altra pretesa territoriale in Italia.
La battaglia consolidò il dominio asburgico in Italia, che durò circa due secoli.

Nella storia militare, la battaglia di Pavia sancì la fine dell’era della cavalleria. Le armi da fuoco e un’uso tattico della fanteria si imposero per efficacia e potenza, facendo mutare tattiche e strategie.

 

Nella foto in primo piano uno degli arazzi dedicati alla battaglia di Pavia nella serie di arazzi di William Dermoyen  conservata al Museo di Capodimonte.