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GLI AFRIKAANERS

Nel 1652 la Compagnia olandese delle Indie decise di aprire nel Capo di Buona speranza una stazione di rifornimento. Qualche tempo dopo, un gruppo di calvinisti olandesi (i boeri, dall’olandese boer che vuol dire contadini) furono autorizzati a occupare i territori attigui alla stazione del Capo.

La comunità boera si consolidò ed espanse. Divenne famosa come Afrikaner, dalla lingua utilizzata, un misto di dialetto olandese, inglese, portoghese e malese. Alla comunità boera aderirono anche ugonotti francesi, tedeschi e belgi. Contemporaneamente la comunità iniziò a sfruttare e dominare le popolazioni indigene. Una volta consolidata e divenuti ricchi i boeri iniziarono a distinguersi dalla Compagnia delle Indie.

Quando, nel 1806, gli olandesi cedettero il potere della zona ai britannici, la colonia boera contava circa 25mila bianchi e altrettanti schiavi neri. I rapporti con l’Impero britannico non fu buono sin dall’inizio, ma divenne inaccettabile quando, nel 1833, Londra proclamò l’eguaglianza tra le razze e l’abolizione della schiavitù. Fu allora che i Boeri emigrarono verso il Nord e l’ Est, fondando Stati autonomi. Fu un esodo di massa passato alla storia come great trek.

Nacquero, così, la Repubblica del Natal, lo Stato libero d’Orange, il Transvaal e altri minori. Dapprima gli inglesi li riconobbero, ma quando in quei territori furono scoperte miniere di oro e diamanti, Londra (attorno al 1877) decisero l’annessione del Transvaal. Scoppiò la rivolta dei coloni olandesi che si trasformò nella Guerra Anglo-boera, che si concluse nel 1902 con la vittoria del Regno Unito.

Nel 1910 gli Stati boeri e quelli britannici diedero vita all’Unione dell’Africa del Sud, dominio nell’ambito del Regno Unito.