I primi a portare gli schiavi africani nelle Americhe furono i portoghesi per produrre canna da zucchero in Brasile.
Già dal 1400 i portoghesi avevano fiorente sistema di tratta degli schiavi dalle coste dell’Africa occidentale. Gli schiavi erano trasportati nel bacino del Mediterraneo, nelle Azzorre, nelle Canarie e a Capo Verde. La maggior parte era utilizzata nelle coltivazioni di canna da zucchero. Perciò, quando si decise di estendere le piantagioni nel nuovo mondo, i coloni, dopo aver provato senza successo di utilizzare i nativi, chiesero supporto ai trafficanti di schiavi.
L’idea funzionò. Il Brasile divenne il maggiore produttore di canna da zucchero. Nel 1600 Spagnoli e inglesi decisero di “importare” anche loro manodopera dall’Africa.
La prima colonia inglese dell’America del Nord ad avere schiavi africani fu la Virginia nel 1619. La tradizione vuole che arrivarono a Jamestown in una nave olandese che trasportava merci dall’Africa. Probabilmente si trattava di servi e non di schiavi, ma furono da subito trattati e fatti lavorare seguendo le stesse regole adottate dai portoghesi in America del Sud e quindi trasformati di fatto in schiavi. A loro seguì una regolare “importazione” di schiavi dall’Africa.
